RIFIUTI, ECCO DOVE IL GOVERNO RENZI VUOLE IMPIANTARE 12 NUOVI INCENERITORI

inceneritore2_1Ecco la lista che ha scatenato le reazioni delle Regioni. E che i governatori vogliono rimettere in discussione.
Il cerchio si stringe intorno a Liguria, Veneto, Piemonte, Toscana, Umbria, Marche, Campania, Abruzzo, Puglia e Sicilia. È in questi territori che, secondo l'indirizzo del governo, occorre intervenire per «soddisfare il fabbisogno residuo nazionale», realizzando nuovi impianti di incenerimento. In queste 10 regioni il fabbisogno aggiuntivo di trattamento è pari a 2,5 milioni di tonnellate all'anno per 12 inceneritori nuovi di zecca. C'è poi l'undicesima Regione – la Sardegna – dove il supplemento di potenziale è limitato a 70mila tonnellate all'anno, ottenibile intervenendo su linee esistenti.

La localizzazione – per ora a livello regionale – è contenuta nell'ultima versione del Dpcm che il governo ha trasmesso alle Regioni. La versione che ha scatenato le proteste. Già, perché la tabella in cui si individuavano le aree territoriali è una novità dell'ultim'ora.

Insieme all'indicazione geografica, che appare per la prima volta nel provvedimento del governo, viene rimodulata anche la lista degli impianti di incenerimento che risultano autorizzati dalle regioni ma che non sono ancora in esercizio. Si tratta degli impianti in prima linea per il soddisfacimento del fabbisogno aggiuntivo richiesto. La lista si è andata riducendo nel tempo perché le Regioni hanno aggiornato le informazioni trasmesse al ministero dell'Ambiente. E così – per esempio – è uscito di scena l'impianto piemontese di Vercelli che – fanno sapere alla regione – è un vecchio impianto esistente che sarebbe assolutamente improduttivo e inquinante da riattivare, a meno di un costosissimo revamping. Tuttavia un impianto in Piemonte – secondo il governo – dovrà essere realizzato per soddisfare un potenziale di trattamento quantificato in 140mila tonnellate all'anno.

Stessa cosa anche in Veneto, dove l'impianto veronese di Ca' del Bue è sparito dall'ultimo aggiornamento degli impianti in stand by ma è come se rientrasse dalla finestra, per così dire, visto che la nuova versione del decreto ne prevede uno in territorio veneto press'a poco della stessa capacità (150mila tonnellate all'anno).

La regione Toscana è coinvolta pesantemente nel programma. La lista degli impianti autorizzati ma non in esercizio si riduce da tre siti a uno (l'impianto di Rufina, escono di scena quelli di Falascaia e Castelnuovo di Garfagnana) ma il governo insiste con la necessità di intervenire pesantemente con almeno due impianti dalla capacità di 150mila tonnellate annuo per una.

Alla Campania e alla Puglia viene chiesto un contributo notevole, con due impianti di capacità pari – rispettivamente a 300mila e 250mila tonnellate all'anno. In Puglia risulta ancora non operativo l'impianto di Massafra che però con le sue 100mila tonnellate all'anno è largamente insufficiente rispetto al fabbisogno.

In Campania, Liguria, Marche, Umbria, Abruzzo si parte da zero: nessun impianto risulta finora autorizzato, ma a questi territori viene chiesto di garantire una potenzialità di 890mila tonnellate all'anno in tutto.

(IlSole24Ore da Ecoera.it)

 

 

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