Demolizione e il via a sei piani in via Sant’Antida: per ora tutto bloccato

SANTant1CASERTA – Una nuova vicenda casertana che sembra inverosimile. Invece è tutto lì, in pieno centro, a confermare i contorni di una storia tutta da chiarire in una città dove i temi urbanistici sono quasi sempre accompagnati da polemiche e denunce. Questa storia non ne è esente. Gli elementi sono tanti, i misteri pure.

Un cartello avvisa del via dei lavori in un giorno del mese scorso, corretto in quello successivo, all'ingresso di un cantiere di via Sant'Antida alle spalle del corso Trieste. La demolizione è stata bloccata dopo un sopralluogo dei tecnici dell'Asl Caserta e di quelli dei Vigili del Fuoco, ma un escavatore è ancora lì nell'area recintata che si dice essere di una ditta riconducibile a due notissimi costruttori casertani.

L'escavatore aveva cominciato giorni fa a demolire il fabbricato che negli anni '60 e '70 era adibito a deposito di farmaci, creando molte preoccupazioni tra i residenti e anche tra le famiglie degli alunni dell'istituto Sant'Antida adiacente, spaventate dalla nube di polvere che si era sollevata nella zona. Ma cosa deve sorgere al posto di questo fabbricato?

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Per rispondere e provare a capire, bisogna guardare bene le fotografie che pubblichiamo. Il deposito era ubicato in un fabbricato a due piani. Il terzo,  contornato da una struttura metallica, è quasi inesistente. Al posto di questo fabbricato dovrebbe sorgerne uno nuovo con sei piani fuori terra. Tutto questo sarebbe possibile attraverso una concessione rilasciata nel 2012 grazie ai piani comunali di recupero che consentono la ricostruzione di immobili anche in pieno centro storico per destinarli a civili abitazioni.

La legittimità di questa concessione, rilasciata per i primi due piani, sarebbe indissolubilmente legata alla proprietà del fabbricato. Questa si è però completata solo nell'anno corrente, attraverso un contratto di acquisizione dell'ultimo piano, che sarebbe stato dichiarato come se fosse una abitazione. La foto chiaramente mostra invece un solaio/terrazzo che ancora riporta i segni dell'asfalto che lo ricopriva fin sull'inizio dei muri dell'abbaino.

Ma come verrà assolta l'esigenza della destinazione abitativa, visto che l'equilibrio attualmente esistente nelle volumetrie non pare permetterlo? Per ora, due ultime domande. Quando è stato costruito il fabbricato? Chi può garantire che, dall'atto della sua iniziale costruzione, esso non abbia subito modifiche?

Il deposito di farmaci fu interessato da un incendio durante gli anni '60. E' un fatto che ha lasciato tracce ancora reperibili nella cronaca giornalistica dell'epoca. Lì c'è un'altra prova che guida le considerazioni di quanti sostengono che questo nuovo palazzo non possa sorgere e non possa concretizzarsi per i costruttori un business ad occhio e croce quantificato tra i 20 e 30 milioni di euro.

 

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