COMUNALI, L’ANTIMAFIA DECIDE SULL’ESAME DELLE LISTE

elezioni-comunali-2013La Commissione Antimafia spera che "i partiti" vadano anche oltre il Codice sulla formazione delle liste e delle candidature per le prossime Comunali e scartino i candidati che provengono dalle "zone d'ombra". Ma come la mettiamo con le decine di liste civiche esterne ai partiti che verranno presentate nel capoluogo di Terra di Lavoro? Chi le controllerà, visto che non sono emanazioni dei partiti presenti in Parlamento?

Qui sotto l'estratto di un articolo che dà notizia delle prossime determinazioni della Commissione Antimafia (che probabilmente si indirizzerà a controllare le liste dei capoluoghi di regione, di provincia e dei Comuni a rischio perché sciolti).

Intanto, chi ha letto nel dettaglio le nuove "norme" che fecero scalpore in occasione delle scorse Regionali provocando il caso De Luca-Bindi, è pronto a giurare che già qualcuno tra i nomi dei candidati emersi nelle ultime settimane a Caserta sarebbe "a rischio" per gli effetti delle regole accessorie del Codice, quelle cioè che si riferiscono alle specifiche condanne di primo grado che insidiano le candidature.

La Commissione Antimafia è spaccata sulla decisione se fare o meno uno screening delle liste dei candidati in vista delle prossime amministrative, sulla scia di quanto venne fatto lo scorso anno per le regionali con i cosiddetti «impresentabili». L'ufficio di presidenza, su suggerimento della presidente Bindi, ha deciso, dopo una discussione definita da più parti «pacata», di rinviare la «pratica» alla prossima settimana, per tentare, in questi giorni, di trovare una decisione che veda tutti o quasi concordi. 

 A favore del sì sono i Cinque Stelle, ma anche il vicepresidente della Commissione Antimafia, Claudio Fava.  «È una analisi che non possiamo certo fare sui 150 mila candidati previsti, già lo scorso anno bastarono 4 mila nomi a metterci in quasi ginocchio – osserva Fava – e tuttavia ritengo che questo studio vada fatto, scegliendo una griglia che individui nei comuni più grandi e in quelli che hanno manifestato debolezze la base su cui concentrare il nostro lavoro. Occorre farlo, è un contributo di coerenza che chiediamo ai partiti i quali a loro volta, tutti, nessuno escluso, approvarono il Codice sulla formazione delle liste e delle candidature». 
 
«Noi Cinque Stelle chiediamo che il lavoro di screening sulle liste si faccia: auspichiamo si vada avanti in modo compatto e allo stesso tempo utile e che si possano consegnare agli elettori le informazioni necessarie per votare», dice il capogruppo M5S in Antimafia, Francesco D'Uva. Nel Pd convivono più anime. Il ricordo dello scontro frontale che lo scorso anno ci fu tra la la Bindi e parte del Pd sulla cosiddetta lista degli «impresentabili», fa essere tutti, oggi, molto cauti. «Dobbiamo andare avanti nello stimolare i partiti ad essere più rigorosi nella composizione delle liste, la politica deve essere più severa persino della magistratura, ci sono a volte situazioni grigie che devono far propendere i partiti per l'esclusione. E tuttavia è un lavoro che va fatto bene, bisogna essere al di sopra di ogni attacco: se non ci sono le condizioni, meglio non farlo», ha detto solo pochi giorni fa il segretario della Commissione, Marco Di Lello. 

Il capogruppo del Pd in Antimafia, Franco Mirabelli, evidenzia che «stiamo cercando di arrivare ad una posizione condivisa, il più possibile unitaria di tutta la Commissione. Se non fosse così, avremmo chiuso la discussione oggi stesso».  Nettamente contrari a questo lavoro i parlamentari di Forza Italia. «C'è già la legge Severino, i condannati in primo grado non possono essere eletti, e il Codice sulla formazione delle liste e delle candidature si è già spinto molto oltre: si parla addirittura di rinviati a giudizio e sbilancia verso la magistratura la possibilità dei partiti di decidere chi deve essere presentabile e chi no», osserva Stefania Prestigiacomo, capogruppo di FI in Antimafia. La prossima settimana la decisione.
(da ilmessaggero.it)

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