ABUSIVI, LA SFIDA CHE MARINO NON PUO’ PERDERE. ECCO COSA PUO’ FARE

p_pitestiUna doverosa premessa: il neo sindaco di Caserta Carlo Marino ha la capacità politica di dare una svolta a questioni per decenni inevase e fondamentali per la crescita della città. Detto questo, pare che il primo cittadino del capoluogo di Terra di Lavoro ce la stia mettendo tutta a smentire questo principio che gli ha permesso di vincere le elezioni comunali, preso com'è a riversare sui media una mole di comunicati stampa pari, se non superiore, a quella del suo predecessore e ad affacciarsi timidamente alla scena dei social media, sempre sulla scia di Pio Del Gaudio, con fotografie e commenti delle sue "uscite pubbliche".

Non è con i comunicati stampa, purtroppo, che si governa una città difficile. Lo dimostra la vicenda dell'abusivismo commerciale (intrecciata a quella dei lavavetri che infestano i semafori sul viale Carlo III ma anche in città), ancora più incancrenita dall'intreccio di essa con la "questione immigrati", un nodo da tempo irrisolto e inevaso dalla sinistra e dal centrosinistra, se è vero che la comunità senegalese che esprime il maggior numero di commercianti ambulanti irregolari e che è divisa in due associazioni i cui vertici però non rappresentano tutte le scelte degli operatori ha uno storico rapporto politico con gli esponenti del centrodestra cittadino.

Il sindaco Carlo Marino ha inanellato, in pochi giorni, numerosi errori e passi falsi nell'approccio a questa vicenda. Vediamoli tutti, rintracciando anche le possibili opzioni per una sfida che Marino non può permettersi di perdere. Mettere la sordina a questa vicenda, come purtroppo riferiscono le sue recenti evoluzioni, significherebbe smentire le chance che alla sua vittoria elettorale hanno assegnato i casertani, deludendo gran parte delle diverse opinioni in campo, quindi anche gran parte di coloro che lo hanno votato e che sperano in una migliore qualità della vita di tutti.

Invocare continuamente, poi, la "protezione sociale" dei cittadini senza fare nulla perché ciò avvenga, alla fine, sarà una contraddizione insanabile per lui e per il suo programma di governo.

Sull'abusivismo commerciale Marino ha voluto usare il pugno duro, chiedendo legittimamente il concerto delle istituzioni e delle forze di polizia. La problematica è vasta, abbraccia tutto il territorio, non solo piazza Pitesti e piazza Cattaneo. Il centro cittadino è infestato da abusivi, per lo più stranieri, mentre quelli italiani si ritagliano sacche non meno indecorose nelle periferie e nelle strade di accesso alla città. Sul punto, Marino farebbe bene ad approfondire il merito dei mercati autorizzati in città, non meno purulento di storie mai chiarite per decenni e il cui riordino permetterebbe di riservarsi una quota legittima di spazi pubblici regolari in cui far defluire parte degli operatori immigrati, titolari di licenze ma non di posteggi.

Spazzare via gli abusivi dal centro storico, da Casertavecchia e dalle strade periferiche, Marino lo sa bene, è il primo passo per continuare a dare dignità alla definizione di Caserta come città turistica. Sequestrare poche custodie di cellulari o guide turistiche false alla Reggia o in via Mazzini non serve. Ci vuole un'immagine netta di pulizia, decoro, rispetto delle regole.

Il "dialogo" con la comunità senegalese, poi,  non serve se la Guardia di Finanza innanzitutto, prima dei vigili urbani, non spazza via da Caserta il mercato della merce contraffatta. Il business del falso "ruba" al mercato legale circa 10 miliardi all'anno e poco meno di 100mila posti di lavoro e regala ai clan camorristici il 20 per cento dei loro guadagni. Si tratta di numeri importanti che regaliamo all'Osservatorio sulla Legalità che Marino di concerto con la parlamentare Pd Rosaria Capacchione vuole istituire a Caserta e che dicono la verità su una realtà dei fatti da cui partire.

Il "dialogo" con la comunità senegalese, infine, non può prescindere dal rispetto delle norme di leggi e dei regolamenti, non solo dal Codice Penale che vieta la contraffazione delle merci e la loro ricettazione. I mercati e i mercatini (speriamo che nessuno più li chiami etnici, come se questo aggettivo consentisse la violazione della legge) si possono fare solo dove la città di Caserta li ha autorizzati. Se il Comune vuole decidere altri luoghi oltre a quelli già stabiliti di concerto con la Regione Campania, lo faccia nel luogo giusto: il Consiglio comunale. Sarà la prima prova di "governo" degli arrembanti 32 nuovi consiglieri, dove il pathos non potrà vincere sul rispetto della legge.

Il "dialogo" con la comunità senegalese, infine, potrà essere incanalato, se davvero la convinzione di chi siede al tavolo è determinata. Potrà produrre altro, per il bene degli immigrati e per quello della città che hanno scelto. Se solo lo volessero, Comune e immigrati potrebbero costruire un pezzo di un'economia vincente e finora non praticata, facendo davvero bene a Caserta. Carlo Marino lo sa bene. Usi determinazione e ragione, non potrà continuare a sbagliare.
Sarà il primo passo di un metodo che può vincere anche su altre questioni: ztl, Policlinico, cave, eccetera.
 

p_pitesti

 

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